Perché la consulenza: dalla parte delle aziende
Fino qui abbiamo parlato di consulenza, formazione, lso 9001:2000, sentendo le voci di accreditati professionisti del settore; ma cosa ne pensano le dirette interessate, ossia le aziende? Siamo andati a chiederlo ad Andrea Mingozzi, titolare assieme al fratello Lorenzo della Z Due, sede a Castelfranco Emilia, specializzazione in impianti e grafica per la stampa flexografica.
La Z Due ha ottenuto la certificazione Iso 9001:2000 nel 2003, avvalendosi della consulenza di Studio di Consulenza C & D di Carpi.
Perché la scelta della "qualità totale"?
Chiariamo subito: non avevamo un bisogno immediato del "bollino", ma sentivamo la necessità di cambiare il nostro metodo di lavorare, il nostro approccio alla produzione. Per questo il cammino verso l’ Iso 9001:2000 è stato un processo lento, graduale, ma ha davvero significato una svolta: infatti proprio nel 2002, con l'inizio della certificazione, abbiamo avuto lo sviluppo decisivo, da piccola società artigiana a realtà con tre sedi, cento addetti, e una crescita del fatturato di 20% all’anno, relativa al prodotto di maggior qualità.
Che tipo di problemi avete incontrato nel percorso di certificazione?
I cambiamenti sono sempre difficili, si scontrano con resistenze legate all'abitudine, alla paura: la direzione deve essere davvero convinta delle sue scelte, deve dimostrare di credere in ogni momento all’ innovazione, alla formazione, al nuovo modo di lavorare più razionale e produttivo.
Qualche esempio pratico delle difficoltà incontrate?
Le fasi del percorso non sono semplici: ricordo le prime riunioni di gruppo, in cui emergeva l'incapacità di molti di comunicare, con conseguenti litigi...lnoltre, il nostro tipo di azienda ha reparti molto distanti tra loro anche dal punto di vista della mentalità, della formazione: è difficile far dialogare il reparto grafico, abituato a un continuo aggiornamento, con il reparto della produzione, più tradizionale. Quando si decide per la qualità non ci si può mai adagiare, mai fermarsi: appena siamo riusciti a decidere, con raccordo di tutti, le nuove regole del gioco, le nuove procedure, subito abbiamo cominciato a combatterle, a cercare di tornare alle vecchie (e comode) abitudini. La qualità è difficile da mantenere, non solo da conquistare.
Molti imprenditori, sentendo parlare di "nuove procedure", pensano subito a "scartoffie aggiuntive'', lavoro in più...
In realtà non c'è nessun rischio di creare "burocrazia" aggiuntiva, intesa nel senso deteriore del termine: anzi, noi abbiamo eliminato parte del cartaceo, ritenuto inutile, come molti manuali per le commesse e simili.
Ci spieghi in cosa consiste la scelta della qualità totale nel quotidiano.
Nel quotidiano, mentre si lavora a tempo pieno, senza fare deroghe. Abbiamo curato ogni aspetto dell'azienda, dalle tempistiche alla qualità: tutti i dipendenti sono stati formati su come trattare con il cliente, su come comunicare le informazioni al telefono; abbiamo inserito il nuovo concetto di "cliente interno", cioè ogni PROFESSIONISTA di una fase di lavorazione successiva, che non deve mai essere scontento del prodotto che riceve dai colleghi dei cicli precedenti. Per ottenere questo risultato, devono essere migliorati i singoli momenti della produzione, che vengono quindi monitorati con continui controlli: il LAVORATORE deve compilare una sorta di "check list" sul modello di quella adottata dai piloti d'aereo, quindi firma il proprio operato e dichiara l'eventuale "non conformità", il proprio errore.
Immagino che questa regola avrà incontrato resistenze...
All'inizio la nuova procedura di controlli ha creato panico tra i dipendenti, ma il fine non è quello di punire, ma di formare, di capire nel dettaglio dove sta l'errore: continuiamo a sbagliare, ma ci poniamo obiettivi di miglioramento, sulla base di dati e statistiche certe e non campate per aria. E poi, nessuno "si nasconde" più, ma conosciamo la produttività di ciascuno, e quindi possiamo incentivarlo, motivarlo. Chi lavora sente il desiderio di lavorare bene, si sente in competizione anche con sé stesso.
La nostra è una sfida costante: riuscire a mettere sotto controllo il nostro lavoro, di tipo artistico, senza appesantirlo di burocrazia e senza snaturare la nostra forza, che era ed è l'intuizione. Solo che adesso non abbiamo più "solisti', indipendenti l'uno dall'altro, ma una squadra che collabora: forse non ce l’avremmo fatta senza i nostri consulenti, pignoli ma pratici, concreti, lontani da certi 'milanesi' che propinano paroloni vuoti e non si calano nella realtà dell'azienda.